Sulla costruzione delle aste per frecce

Mi sono chiesto in più occasioni quale fosse la procedura seguita in epoca medievale per la realizzazione delle aste in legno che componevano frecce, bolzoni, verrette ed altri dardi di questo tipo.

 

Aste per frecce realizzate a mano. Sulla destra vari passaggi di costruzione.
 

La documentazione pervenutaci ci parla di cospicue commesse, per diverse milizie, di svariate decine (a volte centinaia) di migliaia di pezzi.

Si trattava di munizioni di abbondante consumo durante le normali funzioni di un esercito dell'epoca ed i grandi numeri dei rifornimenti, quindi, sono ben comprensibili.

Mi immagino quindi, organizzata, una grande industria manifatturiera atta alla creazione di simili proiettili, con diverse fasi di lavorazione, condotte in modo seriale nel tentativo di abbattere i costi di produzione senza influire sulla qualità finale del prodotto, che doveva avere precise caratteristiche costruttive.

Credo che fosse importante sviluppare il corpo delle frecce lungo le fibre del legno, in modo da ridurre al massimo la presenza di venature trasversali, potenziali punti di frattura che avrebbero potuto rendere troppo fragile, e conseguentemente pericolosa, la struttura del dardo, soggetto a notevoli sforzi durante la fulminea spinta esercitata dall'arma nell'istante dello scocco. 

Il fusto di una freccia lavorato lungo le venature.
 

La scelta del materiale di partenza quindi avrà sicuramente giocato un ruolo fondamentale, proprio per garantire, con lavorazioni veloci, un risultato ottimale.

Si saranno dovuti scegliere, quindi, tronchi, o porzioni degli stessi, particolarmente dritti, di alberi caratterizzati da una buona postura e chiome simmetriche che garantivano una disposizione delle fibre omogenea e ben distesa, senza tratti nervosi, caratteristici al contrario in alberi dallo sviluppo più controverso e problematico.

Le criticità nascoste tra le fibre di questi ultimi, si sarebbero certo potute domare ma solo pagando il prezzo di lavorazioni più lunghe e complesse, cosa che avrebbe, per così dire, inceppato i processi della fabbricazione, aumentando il costo dei pezzi finali la cui qualità comunque sarebbe stata discutibile.

Indubbiamente l'approvvigionamento di pezzature di legname adatto era ben organizzato, grazie alla conoscenza del territorio, alla presenza di mercanti che sceglievano i tronchi in base alle esigenze della loro committenza e alla caratteristica delle macchie boscose di produrre principalmente alberi con le medesime qualità dettate principalmente da clima, posizione e propensione genetica.


Ecco quindi un'ipotesi, testata sperimentalmente, dei vari passaggi di lavoro necessari per ottenere velocemente il corpo di munizioni per una balestra.

 

 

Ho ottenuto aste delle dimensioni volute operando inizialmente mediante fenditura (ho optato per un fenditoio, per dividere inizialmente i pezzi, lavorati in un secondo momento grazie all'azione di un'accetta). 

 

Le fasi di spaccatura delle stecche ed i primi pezzi ottenuti.
 

Le stecche così ottenute, per quanto dritte potessero essere le fibre, avevano forme irregolari e storte, è stato quindi opportuno procedere alla rettifica delle stesse attraverso l'azione di una scure da lato.

 

L'irregoralità della linea di fenditura che segue l'andamento delle fibre

Ho prima segnato le stecche in modo da ottenere superfici dritte il più possibile parallele alle fibre del legno ed ho poi seguito le linee tracciate operando con la scure.

La traccia da segiure per ottenere stecche dritte con superfici in aquadra.
 

Questa è indubbiamente la fase più critica del lavoro, quella che richiede maggior concentrazione e pazienza.

 

L'operazione di squadratura.

 

Le prime stecche squadrate e rettificate.

Una volta ottenute le stecche rettificate e squadrate ho operato con una sponderuola a lama curva appositamente approntata per rendere cilindrico il corpo della freccia.

 

La sponderuola utilizzata.

 

Il supporto per tenere ferma la stecca in lavorazione è costituito da una semplice tavola con un intaglio. La sua tendenza a riempirsi di trucioli e segatura avrebbe reso preferibile la presenza di una fessura passante da utilizzare per liberare l'incavo.

La sponderuola in uso.
 

La superficie di un'asta ottenuta col metodo descritto (in mezzo) a confronto con altre due ottenute col più laborioso utilizzo di un coltello a due manici.
 

Il risultato finale, assieme ai semilavorati di ogni operazione descritta si può vedere nelle prime immagini del post.

 

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